77. Raggiungere gli standard, la creazione precoce del pregiudizio per la selezione (le prime scelte trasformate in leader di mercato)

Le cose divertenti a scuola non hanno problemi riguardo la partecipazione degli studenti: mi riferisco ai consigli scolastici, alle recite e, più di tutto, alle squadre sportive che si formano grazie a tentativi ed elezioni.

Quelli che gestiscono queste organizzazioni sono convinti di mandare il giusto messaggio: la vita è una meritocrazia, e quando un sacco di persone prova nonostante i pochi posti, dobbiamo scegliere i migliori. Dopotutto, così funziona il mondo.

Così, se vuoi avere una parte dove puoi parlare nella recita, ci devi provare (anche se hai undici anni). Se vuoi avere la possibilità di giocare qualche minuto, devi giocare bene (anche se effettivamente è il tempo trascorso in campo che ti farà giocare bene). Se vuoi scoprire se puoi contribuire alle discussioni per il budget nel consiglio scolastico, devi essere straordinariamente carismatico così da poter essere eletto (anche se questo crea un ambiente superficiale di cui tutti soffriamo).

La squadra di calcio delle matricole nella scuola pubblica locale ha un allenatore mediocre. Lui crede che il suo lavoro sia quello di vincere le partite di calcio.

Naturalmente, questo non è il suo lavoro, perché non c’è una mancanza di trofei, non c’è una mancanza di vincitori. C’è una mancanza di sportività, lavoro di squadra, sviluppo di abilità, e persistenza, giusto?

Ci sono sedici ragazzini nella squadra. Undici giocheranno; gli altri guarderanno. Una strategia popolare è quella di far giocare sempre gli undici giocatori migliori e, forse, ma proprio forse, se sei in vantaggio di cinque o più goal, mettere in campo qualche giocatore tra quelli di riserva. (Veramente questa non è solo una strategia popolare: è essenzialmente il modo in cui l’allenatore di ogni scuola ragiona).

La lezione per i bambini è ovvia: vantaggi precoci ora, portano a vantaggi ancora più grandi dopo. L’abilità ora è premiata, i sogni non molto. Se non sei abbastanza in gamba, non presentarti neanche.

Se l’obiettivo della squadra fosse quello di vincere, allora questo avrebbe senso. Ma forse l’obiettivo è insegnare ai bambini qualcosa sulla fatica, sull’opportunità e sul lavoro di squadra. Non è interessante che i film sullo sport che ci piacciono raccontino sempre del giocatore inosservato che ha mille sogni, oppure di quello sfavorito che si alza dalla panchina e risolve la situazione?

Cosa succederebbe alle squadre sportive delle scuole se il salario degli allenatori fosse al 100% basato sullo sviluppo di tutti i giocatori e allo 0% sul vincere le gare a tutti i costi?

Malcolm Gladwell è diventato famoso per aver scritto della distribuzione dei compleanni negli sport professionali, in modo particolare nell’hockey. Si è scoperto che una grossa percentuale dei giocatori di hockey è nata in soli tre mesi dell’anno. (Circa il doppio di giocatori della NHL è nato in marzo rispetto a dicembre).

La ragione è semplice: questi sono i ragazzini più vecchi della squadra giovanile di hockey canadese, quelli che sono riusciti ad entrare per un soffio nonostante il limite d’età. Ogni anno, le squadre delle leghe Peewee (campionati di hockey per bambini di 11-12 anni) accettano nuovi candidati, ma questi candidati devono essere nati entro una certa data.

Come risultato, i ragazzini nati appena dopo la scadenza giocano in una lega più giovane. Sono i più grandi e più forti quando hanno setto, otto o nove anni. Che vantaggio meraviglioso: essere nove mesi più vecchio, tre chili più pesante e cinque-otto centimetri più alto dei bambini più giovani. I ragazzini più vecchi (ricordatevi, hanno ancora otto anni) vengono scelti per la squadra più forte perché in quel momento sono i migliori.

Una volta scelti, giocano molto di più. Si allenano di più. La maggior parte di loro realizza un sogno. Dopotutto, sono quelli che si godranno tutti gli applausi e tutti gli allenamenti.

Il resto dei ragazzini, non molto. I sogni svaniscono, capiscono di non aver alcun diritto a giocare, così si accontentano di un lavoro, senza portare avanti la loro passione.

La parabola dell’hockey si applica a moltissime altre cose a cui esponiamo i nostri bambini mentre stanno cercando qualcosa per cui vale la pena sognare. Sii bravo ora, e lo sarai ancora di più dopo.

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