66. Evitare l’impegno

Una conseguenza dell’industrializzazione è la depersonalizzazione. Dal momento che nessuno è più responsabile di nessuna cosa che possiamo vedere, visto che la negazione è parte del processo, è facile e allettante staccare emotivamente la spina, andare avanti tanto perché si deve.

Quando il proprietario della fabbrica ti tratta come se tu fossi facilmente rimpiazzabile, una risposta naturale è agire di conseguenza.

Non sorprende leggere cose di questo genere (da Wired):

“Questo è qualcosa per cui vale la pena impegnarsi,” dice. Si prende una pausa e mi fa fare un giro, mostrandomi differenti persone nella comunità, dicendomi chi sono e cosa fanno per Occupy Boston. La comunità gli dà qualcosa di cui devono prendersi cura, mi spiega. “Questo è praticamente tutto ciò che fa questa comunità. Stiamo riscoprendo il rispetto verso noi stessi.”

A scuola, abbiamo creato un vuoto per quanto riguarda il rispetto verso noi stessi, un deserto dove non c’è niente tranne voti o una squadra sportiva a cui credere e su cui impegnarsi. L’unico modo per uno studente per farsi rispettare nel sistema scolastico è guadagnare un’approvazione temporanea di un insegnante che probabilmente non vedrà più per molto tempo. Se quell’insegnante  è volubile, meschino o inconsistente, allo studente verrà detto di affrontare da solo questa situazione.

Il concetto che gli esseri umani vogliono impegnarsi in qualcosa è antico e profondo. Eppure lavoriamo senza sosta proprio in modo che gli studenti non lo facciano.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInPin on Pinterest